All’8 marzo il torneo di Chi vuol essere milionario prometteva una cosa sola: vedere qualcuno arrivare davvero vicino al sogno che dà il titolo al programma.
Il milione, questa volta, è stato lì, a portata di mano. Qualcuno ci è arrivato davanti, con tutte le luci addosso, la musica di tensione e Gerry Scotti che lo guardava in silenzio.
Alla fine, però, il vero re della serata non è chi ha vinto la puntata, ma chi ha avuto il coraggio di giocarsi la domanda da 1.000.000 di euro sapendo di poter perdere quasi tutto.
Il torneo e i tre protagonisti dell’8 marzo
La puntata dell’8 marzo fa parte de Il Torneo, la versione del quiz in cui i concorrenti non arrivano da soli, ma dopo una lunga selezione interna basata su quiz e qualifiche. Alla fine, solo in pochi riescono a sedersi sulla famosa sedia, e ancora meno arrivano a vedere le cifre con cinque o sei zeri.
In questa serata la scalata al milione è affidata a tre volti:
- Francesco, 39 anni, docente di Saronno, sposato con una donna australiana e padre di quattro figli. Ha in testa una cifra precisa: se potesse portare a casa 150mila euro, si sentirebbe già in pace col mondo.
- Nicolò, insegnante di lettere in un liceo di Ottone, in provincia di Piacenza. Anche lui si mette un obiettivo: 150mila euro, abbastanza per scalare la classifica del torneo e per ribaltare il suo bilancio personale.
- Guido, nato a Milano ma residente a Verderio (Lecco), lavora nella comunicazione per un grande gruppo del lusso nel settore occhiali. Arriva alle qualifiche come un rullo compressore, 15 risposte su 15, e si siede in studio con lo stesso target degli altri: 150mila euro.
Tre uomini, tre storie, un unico obiettivo: fare meglio di chi li ha preceduti nel torneo e, se possibile, avvicinarsi al sogno massimo.
Francesco e la trappola del drink da 20mila euro
Il primo a giocare è Francesco.
L’inizio della sua partita scorre via con un ritmo quasi perfetto: risposte sicure, uso ragionato degli aiuti, niente fretta. Gerry Scotti insiste sul fatto che lui sia “il concorrente ideale” per questo gioco: preparato, ma disposto a rischiare. Francesco, del resto, non è venuto solo per difendere una soglia, vuole provarci davvero.
La vera svolta arriva alla domanda da 200mila euro, l’ottava della scalata.
Il quesito non è su un film di James Bond, come il titolo potrebbe far credere, ma su “Diamonds are Forever” inteso come drink: un cocktail esclusivo servito al Ritz Carlton di Tokyo a oltre 20mila euro. A quanto pare, una di quelle follie di lusso con dentro vodka, diamante e status.
Francesco, però, imbocca il vicolo sbagliato: pensa sia un piatto, un filetto costosissimo. Sceglie la risposta errata e la sua corsa si spezza lì. Non porta a casa il sogno da 150mila, ma scivola indietro alla soglia di sicurezza precedente. I dettagli sulla cifra esatta non vengono sottolineati, quello che resta è il modo in cui ha deciso di giocarsela: senza tirare il freno all’ultimo.
Gerry, infatti, lo saluta con una frase che vale quasi quanto un assegno:
i concorrenti dovrebbero essere tutti così, dice, pronti a rischiare, perché “ci si annoierebbe meno e ci sarebbe sempre la tensione giusta”.
Nicolò, il professore che si gioca il milione e cade a 150mila euro
Dopo Francesco arriva il turno di Nicolò, insegnante di lettere.
Ha l’aria di uno abituato a spiegare storia e letteratura dietro la cattedra, non di uno che trema davanti alle cifre. In effetti, trema poco: sorride, scherza, ragiona, e la sua scalata al milione è una delle più fluide di questa edizione.
Domanda dopo domanda, Nicolò sale: supera i primi scaglioni, si mette in tasca la soglia di sicurezza, naviga senza grossi intoppi fino alla domanda da 300mila euro, la nona. Anche quella la porta a casa. A quel punto, davanti a lui non c’è più teoria: c’è la famosa domanda numero dieci, valutata 1.000.000 di euro.
Il quesito è di quelli che ti costringono a tirare fuori tutta la cultura generale, ma anche sangue freddo:
il 12 ottobre 1960, secondo un racconto molto diffuso, il leader sovietico Nikita Kruscev avrebbe ripetutamente sbattuto la sua scarpa sul banco dell’ONU. Contro cosa stava protestando?
Nicolò guarda le opzioni, ci ragiona, ma non basta. Decide di giocarsi l’aiuto dell’esperto, il suo barista Igor, che è anche un esperto di poker. Una scelta quasi simbolica: per un professore di lettere, affidarsi al barista per il milione è già una storia.
Igor lo mette di fronte alla realtà con una frase che diventa subito virale:
“Tu hai le percentuali per rispondere. Secondo me abbiamo la stessa idea… ma i soldi sono tuoi, io ti faccio solo il caffè”.
Nicolò tira il respiro lungo e sceglie: indica come risposta una protesta per l’esclusione da un summit.
È la mossa del giocatore, non del ragioniere.
Peccato che la realtà storica vada da un’altra parte: Kruscev, in quel famoso episodio, protestava contro un’accusa di imperialismo rivolta dall’ambasciatore delle Filippine all’Unione Sovietica. La risposta è sbagliata.
Il risultato è un crollo netto: dal milione possibile alla soglia garantita dei 150mila euro.
Tanto, tantissimo per chiunque, eppure con un retrogusto amaro per chi per cinque minuti ha avuto davanti la possibilità di fare la storia del programma.
Nicolò non vince la puntata, ma si prende i riflettori. I commenti a caldo lo descrivono come “il concorrente più spettacolare della serata”: ha rischiato fino in fondo, ha rifiutato la prudenza, ha scelto l’azzardo puro.
Guido, l’uomo della comunicazione che diventa campione da 150mila euro
A chiudere la serata c’è Guido, che si è presentato alle qualifiche centrando tutte e 15 le domande. Già questo basterebbe a far capire il livello.
Guido è nato a Milano, vive a Verderio in provincia di Lecco, e lavora nella comunicazione di brand per un’azienda del lusso nel settore occhiali. Da bambino sognava di fare lo zoologo, poi ha scoperto di avere paura degli insetti e ha cambiato rotta: liceo artistico, passione per la storia dell’arte, laurea e specializzazione in comunicazione visiva. La sua è una di quelle biografie che Gerry ama far raccontare in studio, tra un aiuto e l’altro.
Anche lui fissa il proprio traguardo personale a 150mila euro. La sua scalata è chirurgica:
- riconosce il nome del vicepresidente USA J. D. Vance,
- sa identificare il logo dei Chicago Bulls,
- risponde su Gianni Brera,
- passa indenne anche da una domanda sul Reggae come patrimonio immateriale dell’umanità.
In pochi minuti arriva alla settima domanda, quella che gli garantisce di fatto la vittoria di puntata e il titolo di nuovo campione. Nicolò viene salutato tra gli applausi, con lo stesso Guido che chiede di poterlo ringraziare pubblicamente: dice che i suoi studenti devono sentirsi fortunati ad averlo come professore.
Poi arriva anche per lui la soglia “pericolosa”: la domanda da 200mila euro.
Il tema è l’“automotore” di Leonardo da Vinci, un progetto che per molto tempo è stato interpretato come una sorta di antenato dell’auto. Guido azzarda l’idea che fosse stato pensato per i campi di battaglia, come macchina da guerra. La risposta, però, è un’altra: si trattava di una macchina scenica per il teatro.
L’errore lo riporta giù alla soglia dei 150mila euro, ma con una differenza fondamentale rispetto a Nicolò: lui resta comunque campione della tredicesima puntata, con in tasca la cifra che si era prefissato all’inizio.
Quanto hanno vinto a chi vuol essere milionario l’8 marzo
Se guardiamo solo ai numeri, l’8 marzo di Chi vuol essere milionario – Il Torneo si può riassumere così:
- Francesco si ferma alla domanda da 200mila euro sul drink “Diamonds are Forever” e torna alla soglia di sicurezza precedente, rinunciando al sogno di 150mila ma restando comunque con una cifra protetta.
- Nicolò arriva fino alla domanda da 1 milione di euro su Kruscev all’ONU, la sbaglia e precipita al traguardo garantito di 150mila euro, firmando però una delle scalate più spettacolari del torneo.
- Guido chiude la serata come nuovo campione, sbaglia la domanda da 200mila sull’automotore di Leonardo, ma porta a casa 150mila euro di montepremi e il titolo di vincitore della tredicesima puntata.
Nessuno ha conquistato il milione, ma per un attimo il traguardo è stato reale, concreto, legato a una singola risposta. E in un gioco costruito sulla tensione del “cosa faresti tu al suo posto?”, a volte è proprio questo che resta: un professore che si gioca tutto su un episodio di storia, un professionista della comunicazione che sceglie di fermarsi alla soglia che si era promesso, e un conduttore che, almeno per questa volta, deve accontentarsi di raccontare un milione mancato.