Servizio di realizzazione del Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI)

maggio 26, 2014
Autore: Redazione

sistriL’Autorità di vigilanza, investita da DigitPA, per i profili di competenza, ha effettuato una istruttoria  tesa a valutare la conformità alla normativa sui contratti pubblici dell’affidamento del   Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti –SISTRI.

Con deliberazione n. 10 del 10 aprile 2014, l’Autorità ha ritenuto che l’affidamento diretto della realizzazione del Progetto SISTRI non è stato conforme all’art. 17, del Codice dei contratti, nel testo vigente all’epoca dell’affidamento e prima della modifica apportata a tale disposizione ad opera del d. lgs. n. 208/2011. L’Autorità ha disposto l’invio della deliberazione alla Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura della Repubblica di Napoli, alla Procura generale della Corte dei conti e al Nucleo Polizia Tributaria di Napoli, per i profili di competenza.

In particolare, l’Autorità ha dapprima chiarito che, con riferimento ai contratti secretati, di cui all’art. 17, del d. lgs. n. 163/2006, la norma affida alla medesima Autorità di vigilanza il compito di verificare, con riferimento alle concrete fattispecie contrattuali, la legittimità della sottrazione alle ordinarie procedure di affidamento, nell’ottica di salvaguardia di quei superiori principi di derivazione comunitaria, miranti a garantire l’economicità, la trasparenza e –pur con alcuni limiti – la libera concorrenza. A tale ultimo proposito, appare un’attribuzione naturalmente discendente dalla prima quella di accertare la corretta individuazione degli operatori economici che possono accedere agli affidamenti esclusi.

Ha poi rilevato che le disposizioni dell’art. 17, comma 1, del d. lgs. n. 163/2006, nel testo precedente alla modifica apportata con d. lgs. n. 208/2011, trovavano applicazione alle “opere, servizi e forniture” di determinate amministrazioni ed enti “per la difesa della Nazione o per compiti di istituto”; contestualmente, la potestà regolamentare era circoscritta ai soli casi in cui fossero necessarie “misure speciali di sicurezza e di segretezza” e purché esse fossero richieste da “disposizioni legislative, regolamentari e amministrative vigenti”, ovvero quando fossero “originate dall’esigenza di proteggere gli interessi essenziali della sicurezza dello Stato”.

Anche per gli appalti secretati si imponeva e si impone, in ogni caso, il rispetto dei principi contenuti nell’art. 27, del d. lgs. n. 163/2006. Pertanto, l’affidamento diretto ad un unico operatore, senza l’effettuazione di una gara informale, rappresenta un vulnus al sistema delle regole interne e comunitarie quando non sia legittimato e comprovato da rigorosa e convincente motivazione tale da non lasciare dubbi, da un lato, sulla esatta configurazione dei confini normativi legittimanti il ricorso alla procedura negoziata e, dall’altro, sulla mancanza di valida alternativa all’affidamento diretto. Il provvedimento di secretazione avrebbe potuto al più legittimare una procedura di gara, nella quale accanto ai requisiti ordinari, si sarebbe dovuto chiedere agli operatori economici il possesso dell’abilitazione di sicurezza.

Al contrario, l’iter procedurale seguito – l’autonoma presentazione da parte di un operatore economico di un progetto preliminare, la sua secretazione ad opera dell’amministrazione, il successivo sviluppo del progetto e la stipula del contratto -è un iter che non trova riscontro in alcun modello normativo che disciplina i contratti pubblici, dove la titolarità dell’iniziativa appartiene di norma al committente pubblico, dalla individuazione delle esigenze alla fattibilità dell’intervento, alla sua definizione, alla ricerca del contraente e successiva gestione e controllo della fase realizzativa.

 

 

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